Origine dei cognomi spagnoli terminanti in “ez”

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¿Qual è l’origine dei cognomi spagnoli terminanti in “ez”? Nel Medioevo esisteva in Castilla, León, Navarra y Aragón, una particolare pratica per formare il secondo nome del figlio, che consisteva nell’aggiungere il nome del padre applicandogli, alla fine, “- ez, – z o – íz”, – forma questa più propria dell’Aragona. Perciò, se un individuo di nome Pedro, aveva un figlio di nome Sancho, questo si sarebbe chiamato Sancho Pérez. In questo modo, questo suffisso assunse il significato di  “figlio” di. Detto ciò, i cognomi spagnoli come Fernández, Martínez, López, Díaz, Pérez, Ramírez, etc., si designano come patronimico, perché nomi formati a partire dal nome del padre.

Etimologia cognomi

Non si conosce con certezza l’origine di questo suffisso patronimico;  alcuni investigatori l’hanno attribuito ad una sopravvivenza del genitivo latino in “- ís”, con valore di possesso o appartenenza. Tuttavia, altri pensano si tratti piuttosto di un suffisso di origine preromana;  in effetti, nessun altra lingua latina possiede tale suffisso patronimico e, inoltre, il genitivo latino in “- ís” non spiega il finale in “- az, – oz o – uz” che troviamo in altri cognomi spagnoli come Ferraz, Ferruz o Muñoz. D’altra parte, interessante notare che questi termini abbondano anche di toponimi antichissimi di epoca prelatina come Badajoz o Sherry.

È anche significativo il fatto che questo suffisso “- ancora ez” esista in basco con valore possessivo o modale.

Cognomi spagnoli terminanti in “ez”

In sintesi, è probabile che questo patronimico castigliano “- ez” sia un autentico fossile di prestito linguistico dal basco, probabilmente trasmesso attraverso il navarrino, dal momento che la lingua castigliano-leonesa primitiva aveva ottenuto numerosi prestiti del basco attraverso il regno di Navarra, per l’influenza che esercitava questo regno tra i secoli IX e XI.

Sappiamo, peraltro, che l’uso del patronimico “- ez” era già esteso in Navarra nei secoli VIII ed IX;  in realtà, García Íñiguez era il nome del re di Navarra che, nell’anno 851 o 852, successe a suo padre, chiamato Íñigo.

Ad ogni modo, benché il patronimico “- ez” o “- iz” sia di origine preromana o basca, è indubbio che fu consolidato in epoca visigota, per il genitivo germanico latinizzato in “- rici”, “- riz”, come in Roderici o Sigerici che si metteva in coda al nome individuale per indicare il nome paterno. Tra i secoli XI e XII ebbe piena validità in Castilla e Leon l’uso del patronimico “- ez”, ed il suo abbondante uso rimase vidimato per l’abbondanza, attualmente, di cognomi patronimici come López o Pérez.

Tra i secoli XI e XII ebbe piena validità in Castilla e Leon l’uso del patronimico “- ez”, ed il suo abbondante uso rimase vidimato per l’abbondanza, attualmente, di cognomi patronimici come López o Pérez.

Nonostante tutto, a partire dal secolo XIII questa pratica del nome patronimico cadde in disuso, e da allora i nomi in “- ez” rimasero fossilizzati e si trasmisero come cognomi ereditari.

Orbene, se la forma “- ez” è un patronimico proprio del castigliano, troviamo numerosi cognomi catalani o portoghesi di origine castigliana adattati alla fonetica delle sue rispettive lingue. Per esempio, il catalano trasformò il suffisso “- ez” in “- is” o “- è”, come in Peris, di Pérez, Llopis, di López, o Gomis, di Gómez. Anche il portoghese adattò i nomi castigliani in “- ez” convertendoli in “- è”, come in Peres o Rodrigues.

Infine, sappiamo che l’uso di particelle patronimico è una risorsa molto comune in tutte le lingue. Come esempi, possiamo citare il suffisso “- son”, (figlio, in anglosassone, come in Johnson o Jackson;  lo scandinavo “- sen”, (figlio, come in Andersen o Johansen), l’irlandese “O'”, contrazione dell’inglese of, (di, come in O’Donnell od O’Hara), lo scozzese “Mac”, derivato da una voce gaelica (come in MacArthur o MacDonald), o l’anche scozzese “Fitz”, come in Fitzgerald o Fitzpatrick, particella questa derivata del francese fils, (figlio che i normanni introdussero nel secolo XI). Fu frequente tra i britannici anche la marca di filiazione attraverso l’uso di un “- s” finale, segno del genitivo che finì aderendo al cognome, come in Peters, Adams, etc. Nelle lingue slave troviamo particelle finali come il suffisso russo “- of/-ov” (” – ova” per le donne che troviamo in Valerarianov, Mijailov, Tereshkova), etc.; il polacco “- ski” (“- ska” in femminile, come in Kawalski o Kandinsky, etc.); anche “- vic” o “- vich” in alcuni lingue dell’antica Yugoslavia, come in Milosevic, etc. I francesi hanno usato come marca di filiazione la preposizione di, come in Demathieu, Dejean, etc.; gli italiani conservarono una forma molto vicina a quella del genitivo latino col suffisso “- ini”, come Martin >  Martini, etc. In arabo ed in ebraico troviamo la particella “Ben -“, (figlio di che si antepone al nome), come in giapponese troviamo “- motocicletta”, in greco “- poulos”, in basco “- ena”, etc. (Fonte: Heraldaria.com)