5 ragioni che hanno portato l’Italia fuori dal Mondiale di Russia 2018

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Italia fuori da Russia 2018

Ripartire da zero, questa è la formula che maggiormente viene letta nei quotidiani sportivi italiani le ore successive all’eliminazione degli azzurri dal Mondiale di calcio che verrà ospitato dalla Russia nel 2018.

Il fattaccio non accadeva dal lontano 1958, quando venne organizzato, ironia della sorte, proprio in Svezia, la cui Nazionale, ieri, ha infranto i sogni mondiali di Gigi Buffon e compagni.

Ma ora andiamo ad analizzare le probabili cause che hanno portato al naufragio azzurro. Tirando le somme, i motivi del fallimento possono essere sintetizzati in cinque punti.

1 Il commissario tecnico

Giampiero Ventura, nonostante la sua lunga esperienza alla guida di numerose squadre di serie A non è riuscito a portare a casa l’obbiettivo affidatogli nel giugno 2016, perdendo il doppio confronto allo spareggio contro la Svezia. Gli scricchiolii della panchina però si erano già sentiti nella disfatta al Bernabeu contro la Spagna, dove il nostro ct decise di giocare con un “coraggioso” 4-2-4, e il risultato di tale mossa fu un umiliante 3 a 0.

Ad ogni modo, la colpa non può essere data solo all’ex allenatore granata, il quale non è riuscito a trasmettere ai giocatori le sue idee e tanto meno ad instaurare un feeling con essi, ma del calcio italiano nella sua totalità, a partire dalla gestione dei vivai delle squadre che militano nelle varie categorie, fino ad arrivare alla FIGC.

2 Troppi stranieri in serie A

In particolar modo nelle squadre che puntano al titolo, ormai è raro vedere giocatori italiani in campo. Questo è un fattore che racconta tanto del fallimento calcistico a cui siamo andati incontro ieri; i pochi calciatori italiani che giocano nelle squadre di club del nostro campionato spesso non scendono in campo o vengono inseriti a partita in corso per 30/20 minuti. Questo fa sì che un giocatore perda la condizione, ma anche le motivazioni e l’esperienza che un calciatore che indossa la casacca azzurra dovrebbe avere. L’esempio lampante è quello di Federico Bernardeschi, giocatore assai promettente, ma che ha avuto poche possibilità di esprimersi sul campo da quando è stato acquistato dai bianconeri.

3 Poca qualità

Riallacciandoci al discorso precedente, sembra quasi che top player come Alex Del Piero, Totti, Roberto Baggio, Andrea Pirlo, Maldini, Cannavaro e via dicendo siano gli ultimi di una generazione che ha dato tanto al calcio italiano sia a livello di club che in nazionale. Si fa fatica a trovare elementi la cui qualità vada almeno vicino alla caratura dei campioni sopracitati. A dire la verità qualcuno c’è, ma come ho spiegato poc’anzi le possibilità di svezzarsi e sottoscrivere le proprie abilità sul campo sono poche.

4 La paura

Termine usato da Sandro Pochesci, allenatore della Ternana, squadra che milita nel campionato di serie B, che qualche giorno prima dell’ultima partita degli azzurri ha descritto così l’atteggiamento degli 11 scesi in campo all’andata dello spareggio contro la Svezia.

5 Carlo Tavecchio

Presidente della FIGC dall’agosto 2014 non si è dimostrato all’altezza del ruolo ricoperto, con vari scivoloni mediatici che lo hanno reso protagonista in negativo già dai primi mesi del suo mandato. Inoltre, egli, ha la “colpa” di aver scelto come ct della Nazionale italiana di calcio un buon allenatore, con nessuna esperienza internazionale, ma solo in terra nostrana. Insomma, nulla a che vedere con allenatori del calibro di Marcello Lippi o Antonio Conte. Tavecchio non è stato in grado neanche di captare quella brutta aria che tirava all’indomani della schiacciante sconfitta per 3:0 contro gli iberici nel mese di settembre, dove era ben chiara la confusione tattica che dimostrammo quel giorno. Ma la sconfitta ed il fallimento di un progetto non si possono certamente nascondere dietro i playoff contro la Svezia, difatti vi sono altri fattori che legati l’un con l’altro portano come risultato l’epilogo precoce dell’Italia ai Mondiali 2018.