Perché Kim Jong-un è contro gli Stati Uniti?

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Forte tensione e paura, sono le parole che maggiormente descrivono l’escalation dei rapporti tra USA e Corea del nord negli ultimi tempi. Sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo tra minacce d’attacco nucleare e duelli diplomatici, dichiarazioni e avvertimenti che rimbalzano da un notiziario all’altro in tutto il mondo, quasi a rievocare quello spettro bellico che tenne con l’acqua alla gola la comunità internazionale durante la seconda metà del XX secolo, ossia quell’ombra che aleggiava sopra quel bipolarismo targato USA/URSS.

Donald Trump pare non voglia utilizzare l’approccio attendista dei suoi predecessori, che si basava sulle sanzioni economiche e commerciali in accordo con l’Organizzazione delle Nazioni Unite, bensì un orientamento interventista che pone lo scenario, andatosi a creare, teso come una corda di violino.

Donald Trump vs Kim Jong-un

Difatti, il leader nordcoreano, nonostante le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volte a minare l’attivismo militare dello Stato eremita, continua a sviluppare e prosperare il suo programma nucleare, affiancando a tali attività pesanti minacce nei confronti di Washington, come quella indirizzata all’isola di Guam, territorio non incorporato statunitense, ed il lancio del missile che ha sorvolato il Giappone per 3.700 Km, spegnendosi nel Pacifico settentrionale a 2.000 Km dal paese di Shinzo Abe. Dal canto suo “The Donald” risponde a tali provocazioni dichiarando di essere pronto ad usare “fuoco e furia” qualora le azioni di Kim Jong-un continuino a minacciare la Casa Bianca ed i suoi alleati. D’altronde, in via precauzionale, o semplicemente per mostrare che i muscoli li possiede anche l’apparato militare statunitense, Trump, già nell’aprile 2017, aveva deciso di inviare nell’Oceano Pacifico la portaerei USS Carl Vinson, per svolgere delle esercitazioni insieme ai cacciatorpedinieri nipponici e sudcoreani. Inoltre nell’agosto di quest’anno il Consigliere per la Sicurezza nazionale McMaster ha varato tra tutte le possibilità quella di una guerra preventiva, giustificata dalle forti minacce provenienti da Pyongyang e dal pericolo di un attacco imminente.

Ma da dove proviene l’astio tra i due Paesi?

Le ragioni di questa continua diatriba sono ovviamente storiche, e per trovare il bandolo della matassa della situazione che oggi stiamo vivendo è necessario fare un balzo nel passato, più precisamente nel 1945, quando la Corea, dopo la capitolazione dell’Impero giapponese di cui essa faceva parte, venne occupata a Nord dalle forze sovietiche e a Sud dall’esercito statunitense, dividendo la penisola coreana in due zone d’influenza, in piena logica bipolare, lungo il 38° parallelo.

Nel 1950 le truppe nordcoreane oltrepassarono tale confine prendendo il possesso di quasi tutto il territorio, provocando la famigerata Guerra di Corea, con i rispettivi alleati. Il conflitto terminò nel 1953 con un armistizio firmato a Panmunjeom, tuttora in vigore, data l’assenza di un trattato di pace. Da quel momento in poi le truppe statunitensi saranno presenti sul territorio sudcoreano fungendo da monito alle incursioni provenienti dal nord, causando le lamentele di Kim il-Sung ed il gelo tra quest’ultimo e l’amministrazione americana. Negli anni seguenti il regime Nordcoreano si rese protagonista di numerose azioni volte a destabilizzare il quadro creatosi nel 1953, con vari attentati nei confronti dei cugini del sud ma anche contro gli USA, come nell’aprile 1969 quando un MiG-21 nordcoreano abbatté nel mar del Giappone un aereo di ricognizione elettronica che causò la morte di tutto l’equipaggio, costituito da 31 persone.

Nel 1985 Pyongyang sottoscrisse il Trattato di non proliferazione nucleare, ma già nel 1993 se ne tirò fuori per via della riluttanza nei confronti delle ispezioni dei suoi siti nucleari da parte dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), ma anche per la volontà di intraprendere un proprio programma nucleare. Già all’epoca l’America era pronta ad un preemptive attack contro il regime di Kim il-Sung, ma la tensione si smorzò grazie all’Agreed Framework, un accordo grazie al quale la delegazione statunitense guidata da Robert Gallucci riuscì a far sospendere il programma nucleare in cambio di aiuti intesi a dotare Pyongyang di impianti moderni e sicuri che continuassero a a produrre energia, ma a scopi civili. Nel 2003 Kim Jong-il decide di riuscire dal TNP per via della crisi sviluppatasi a causa dei continui sospetti circa i suoi esperimenti atomici.

Negli anni successivi vi saranno continui test come quelli del 2006, in cui il regime del nord Corea lanciò ben 6 missili balistici, e qualche mese più tardi un altro, questa volta sotterraneo che determinò l’adozione di sanzioni economiche da parte dell’intera comunità internazionale, fino ad arrivare alla situazione odierna che vede USA e Corea del Nord ai ferri corti, con nuovi protagonisti; Trump da una parte e Kim Jong-un dall’altra.