La Politica e l’Italia

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politica e italia

Lotte e scaramucce, urla, offese e satire, buffonate e falsità, poltrone d’oro, scandali e leggi arlecchino, tutto frullato nella dieta giornaliera dei nostri politicanti. In pubblico nemici, uniti al bar con caffè, cornetti e cappuccini. E, come per le squadre di calcio, il popolo tifa per la sua favorita, per simpatia o per interesse, per sentito dire, per convinzione o per contraddizione. Però, se gioca la nazionale il popolo si unisce e dimentica tasse e bollette da pagare mentre dall’alto del suo piedistallo la politica brinda alla distrazione.

La memoria mi richiama ad uno dei tanti sonetti di Trilussa riguardo la politica che (senza offendere a nessuno) voglio riproporre…

Ner modo de pensà c’è un gran divario:
mi’ padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch’er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so’ monarchico, ar contrario
de Ludovico ch’è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe’ via de ‘sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là… Pare un congresso !

Famo l’ira de Dio ! Ma appena mamma
ce dice che so’ cotti li spaghetti
semo tutti d’accordo ner programma.

La politica, come la viviamo in Italia, ben lontana dal suo significato e manipolata ad arte, ci ha spinto nel qualunquismo e nella diseducazione, abituandoci a vivere con i problemi che ogni giorno si sommano e sempre piú pesano oltre la sopportabilità sul nostro groppone.

Siamo diventati somari da carico, ragliamo testardi contro tasse esorbitanti, aumento del caro vita, pensioni lesionate, leggi ridicole, invasione del territorio e povertà. Però, immediatamente ci addolciamo alla carota che ci mettono avanti in rappresentanza di uno sconto sulla pena che oppressivamente ci appioppano ogni giorno.

Siamo una immagine riflessa al contrario di quella politica che gioiosamente gozzoviglia sulla debolezza della gente, politica che pensa molto più a se stessa per mantenere il proprio potere ed i propri privilegi sconfinando impunemente oltre i limiti della tolleranza, schernendo i diritti del cittadino comune e convertendo il significato democratico in dispotica tirannia.

Ed i pochi che osano alzare la voce lamentando il carico somaro che li applasta, sono inascoltati o soffocati dal disinteresse e dalla debole coesione del popolo, lamenti che inesorabilmente il vento spazza via.

Tutto ciò, mentre la politica troneggia disponendo ed imponendo, dimenticandosi della stessa Costituzione, base della Repubblica e del vero significato della parola “Politica”.