Quali sono le conseguenze del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele

riconoscimento di gerusalemme come capitale di Israele

Gerusalemme è stata riconosciuta come capitale dello Stato di Israele dagli Stati Uniti. In piena linea con il programma elettorale che Donald Trump aveva proposto durante la sua campagna elettorale, arriva la presa di posizione storica da parte del presidente USA, dichiarando, inoltre, che l’ambasciata a stelle e strisce verrà trasferita in tempi brevi da Tel Aviv a Gerusalemme.

Gli Stati Uniti sono i primi tra i paesi più importanti dello scacchiere internazionale ad aver preso tale posizione, suscitando nella comunità internazionale preoccupazione, date le conseguenze di ulteriore instabilità che tale evento potrebbe portare nella regione Mediorientale. A dire la verità, già nel 1995, Washington, tramite una legge votata e passata al Congresso, aveva sancito il riconoscimento di Gerusalemme come unica e indivisibile capitale dello stato di Israele. Da quell’anno (1995) però, nessun inquilino della Casa Bianca, da Clinton ad Obama, avvalendosi dell’escamotage secondo il quale è possibile rinviare di 6 mesi l’approvazione di una legge, ebbe il coraggio, o semplicemente furono più cauti, di sancire il riconoscimento di Gerusalemme come capitale israeliana e lo spostamento dell’ambasciata americana; fino ad arrivare alla storica decisione di Trump.

Si può dire che questa decisione ha riportato indietro di più di vent’anni i progressi, se così si possono chiamare, circa il percorso di risoluzione del conflitto arabo-israeliano che fu in un primo momento messo in moto dalla Conferenza di Madrid del 1991 ed in seguito portato avanti dai negoziati tra il governo israeliano e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) che portarono alla firma degli Accordi di Oslo nel 1993 e di Oslo-2 nel ’95.

La reazione di Hamas e le prime manifestazioni

La presa di posizione di Donald Trump, difatti, vede svanire la speranza e la prospettiva di una futura proclamazione di Gerusalemme est come capitale dello stato palestinese. Il leader di Hamas, Ismail Haniya, ha dichiarato che tutto l’accaduto è comparabile ad una dichiarazione di guerra contro la Palestina. Inoltre, egli, ha invitato il popolo palestinese alla resistenza e all’organizzazione di una nuova intifada, la quarta per l’esattezza, contro il nemico sionista. Già il 7 dicembre sia a Gaza che in Cisgiordania si sono riversati nelle piazze centinaia di manifestanti per protestare contro la decisione presa dagli USA. Si sono registrati degli scontri a Betlemme, Ramallah ed Hebron, con una quindicina di manifestanti feriti ed intossicati dai gas lanciati dalle autorità militari israeliane in altre città della regione.

Le reazioni della Comunità Internazionale

La Turchia è la prima a farsi sentire, minacciando di rompere ogni legame diplomatico con Israele. Per Erdogan ed il suo entourage questi risvolti non faranno altro che gettare benzina sul fuoco, inasprendo ulteriormente la diatriba tra le due fazioni. L’Europa, dal suo canto, guarda la vicenda con grande preoccupazione, ben consapevole della nuova crisi che andrà a crearsi. Libano, Egitto, Siria e Giordania hanno condannato la mossa del presidente USA. Abbas, presidente dell’OLP, ha fatto sapere che le conseguenze del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele potrebbero abbattere definitivamente il processo di pace e portare instabilità sia nella regione che nel mondo.
Di contro, il Governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, fa sapere che la decisione di Trump fungerà da sblocco per tanti altri paesi che seguiranno a ruota gli USA nel riconoscimento della “nuova” capitale.