Addio a Charlie Watts, batterista dei Rolling Stones

Dopo aver militato nella Blues Incorporated di Alexis Korner, nel 1963 si unì in pianta stabile ai Rolling Stones come batterista, prendendo il posto di Tony Chapman.

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E’ scomparso a 80 anni Charlie Watts, leggendario batterista e cofondatore dei Rolling Stones, come riferisce la Bbc, citando l’agente britannico del musicista. Watts nei giorni scorsi aveva dovuto annunciare la rinuncia all’ultimo tour degli Stones per un peggioramento delle sue condizioni di salute. Il decesso sarebbe avvenuto come conseguenza di un’operazione d’emergenza al cuore. Già nel 2004 Watts fu sottoposto a un intervento chirurgico per un cancro alla gola.

Alto, slanciato, elegante, tranquillo, schivo mai sopra le righe e per nulla o quasi trasgressivo, contro il ritratto storico dei Rolling Stones, di cui è stato l’amatissimo batterista e il punto di equilibrio tra le varie anime e personalità, non sempre facili da gestire. Se gli altri erano eccessivi in tutto nel classico sex, drugs and rock ‘n’ roll, Charlie Watts si è sposato una sola volta il 14 ottobre 1964 con la pittrice e scultrice Shirley Ann Shepherd, conosciuta prima ancora di avere successo con gli Stones. Dalla loro unione è nata una figlia, Serafina, nel marzo 1968. Come hanno confermato anche gli altri membri della band, il batterista è stato sempre fedele alla moglie nonostante la corte di numerose fan. Altra caratteristica di Charlie Watts è stata quella di non aver mai avuto la batteria in casa, per dedicarsi alla famiglia.

Batterista che nell’immaginario collettivo faceva parte del poker d’assi delle bacchette formato da Ringo Starr, con John Bonham (Led Zeppelin, scomparso nel 1980) e Keith Moon (Who, morto nel 1978). Il suo stile ritmico, pulito ed essenziale, senza fronzoli o assoli debordanti come Moon e Bonham, è stato il motore degli Stones sin dalla loro formazione.

Charlie Watts, il cui nome completo è Charles Robert Watts, era nato il 2 giugno del 1941 a Londra, figlio di Lilian e del camionista Charles. Cresciuto nella zona settentrionale della capitale inglese, visse nel quartiere di Kingsbury, e frequenta la Rylers Croft School; quando ha quindici anni, poi, con il resto della famiglia si trasferisce nel quartiere di Wembley, dove ebbe come vicino di casa Dave Green, che gli trasmise l’amore per il rhythm and blues, diventando un fan di Miles Davis e John Coltrane.

Dopo aver militato nella Blues Incorporated di Alexis Korner, nel 1963 si unì in pianta stabile ai Rolling Stones come batterista, prendendo il posto di Tony Chapman.

Gli Stones, nel giro di pochi anni, in una contrapposizione più della stampa che nei rapporti reali, divennero la versione cattiva e sporca dei Beatles, con la reinterpretazione di canzoni rhythm and blues, blues e rock and roll del repertorio americano.

Watts c’è sempre stato, imperturbabile dietro cassa e rullante, quando fu pubblicato I wanna be your man, brano di McCartney-Lennon, donato agli Stones come pezzo d’esordio, a picchiare e dare ritmo in Satisfaction o Jumping Jack Flash tra i singoli più importanti del gruppo.

E’ rimasto come pietra angolare dei Rolling Stones, anche quando dovettero fare i conti con la morte improvvisa di Brian Jones, annegato in piscina in circostanze che non saranno mai completamente chiarite.

Nel 1974 quando il gruppo affrontò l’abbandono di Mick Taylor, entrato negli Stones alla fine degli anni Sessanta, sostituito da Ron Wood, già membro del Jeff Beck Group.

La fine degli anni 70′ vide alcune difficoltà personali per Charlie Watts, legate al consumo di eroina, poi superato brillantemente e fu il motore della svolta degli Stones, considerati dei dinosauri del rock a 40 anni, con il punk e la new-wave a spingere e a farla da padrone nel periodo con la Disco.

Charlie Watts fu il motore della svolta, che con Some Girls (1978) mostrava un gruppo in buona salute pronto a ribattere colpo su colpo alle nuove leve e affrontare in nuovi ritmi. Su tutti il ritmo tenuto in Miss you e la spettacolare intro della ballata di “Beast Of Burden.

Il ritrovato successo è ribadito da Emotional Rescue (1980), tra dance e rock, dove i colpi di Charlie Watts, sono sempre lì regolari a scandire il tempo e a portare gli Stones in vetta alle classifiche e a vendere milioni di copie. Il buon momento è rimarcato poi da Tattoo You (1981), con la trascinante “Start me Up”, marchiata da altro memorabile riff di Richards e sempre dalla ritmica implacabile di Watts. Per un album che porta il rock-blues verso nuovi lidi, con la rivista Rolling Stone che lo inserisce al 211º posto della sua lista dei 500 migliori album di sempre.

Seguì un periodo di crisi profonda all’interno del gruppo, complici le difficoltà relazionali e le differenze di vedute sul piano musicale tra Mick Jagger e Keith Richards con Watts a fare da ago della bilancia, anche dopo l’uscita dello storico bassista Bill Wyman.

Nel 1994, poi, gli Stones tornarono in sala di registrazione per Voodoo Lounge, mentre nel 1997 fu la volta di Bridges to Babylon, che incontrarono il favore di pubblico e critica. Seguono poi due live No Security (1998), Live Licks (2004) e quelli che sono gli ultimi lavori in studio delle Pietre Rotolanti, A Bigger Bang (2005), Blue And Lonesome (2016).

Nel 2004 Watts pubblicò un suo album da solista live, Watts at Scott’s, con la formazione Charlie Watts and the Tentet.

E’ citato in uno dei brani di John Hiatt, cantautore rocker americano, nel brano Slow Turning che da il titolo all’album del 1987.

I’m yellin’ at the kids in the back seat

‘Cause they’re bangin’ like Charlie Watts…