Paolo Rossi, il sogno di un Mondiale

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Paolo Rossi il sogno di un Mondiale

Se né andato stanotte Paolo Rossi, il sogno, colui che ha firmato i gol che ha fatto dell’Italia la squadra Campione del mondo nel Mondiale 1982.
Paolo Rossi nacque a Santa Lucia di Prato il 23 settembre 1956, figlio di Vittorio, ala del Prato che gli istillò la passione per il pallone.

La carriera calcistica di Pablito

Arrivò al calcio professionistico giocando nel ruolo di ala destra con la Juventus dove dai 16 anni, fece tutto il percorso nelle giovanili, dopo aver subito tre operazioni di rimozione dei menischi, passò in prestito al Como, nell’ambito dell’operazione che portò Tardelli in bianconero. Sul Lario racimola poche presenze, ma Osvaldo Bagnoli intuisce per primo le sue caratteristiche impiegandolo per primo al centro dell’attacco.

La svolta della carriera avvenne con il trasferimento in comproprietà al Lanerossi Vicenza, dove l’allenatore Giovan Battista Fabbri scoprì al meglio le sue potenzialità di attaccante spostandolo dall’ala a centravanti dimostrandosi subito veloce e tecnico, abilissimo negli spazi stretti dell’area di rigore e dotato di una grande intuizione per trovare la via della rete, qualità che proprio in suo onore fu battezzata come il fiuto del gol.

Nella stagione 1976-1977 Paolo Rossi trascinò suon di reti Vicenza alla promozione in Serie A con 21 reti; nella stagione seguente divenne il protagonista con la sua squadra di un inaspettato secondo posto nel massimo campionato.

Vinse il titolo di capocannoniere con 24 reti segnate e fu selezionato a furor di popolo dal Commissario Tecnico della Nazionale Enzo Bearzot, per far parte della spedizione ai mondiali argentini del 1978, dove dimostrò di essere una delle rivelazioni del torneo.

Il Lanerossi Vicenza e la Juventus non trovarono un accordo sulla proprietà del calciatore e dovettero ricorrere al sistema della buste.

Alla fine la proprietà passò alla squadra vicentina che offrì circa 2,7 miliardi di lire, una vera e propria cifra iperbolica per i tempi e da allora Paolo Rossi fu considerato il giocatore di maggior valore del calcio italiano.

L’anno successivo il Vicenza retrocedette in serie B e nella stagione 1979-80 Rossi passò in prestito al Perugia, ma fu coinvolto nello scandalo del calcio-scommesse e squalificato per tre anni, ma venendo assolto dalla giustizia ordinaria, per una partita Avellino-Perugia, in cui tra l’altro segnò una doppietta. Una squalifica poi ridotta che gli fece perdere anche il Campionato Europeo che nel 1980 si giocava proprio in Italia e dove gli azzurri erano dati come protagonisti, ma non andò così.

Ritornò alla Juventus, dove rimase due stagioni senza scendere mai in campo. Tornò a calcare il terreno di gioco solo il 2 maggio del 1982, a tre giornate dal termine del campionato. Andò anche a segno nella gara con l’Udinese, conquistando lo scudetto. Qui l’Italia si spacca in due, chi lo vorrebbe ai Mondiali di Spagna, chi invece no, considerandolo finito a soli 26 anni. Ma Trapattoni e Boniperti sul lato Juventus, GB Fabbri tecnico che l’aveva lanciato a Vicenza anche, ma soprattutto Enzo Bearzot, allenatore della Nazionale, che per Rossi, sarà sempre qualcosa in più di un semplice tecnico.

Mondiali di Spagna 82

Paolo Rossi è così imbarcato per il Mundial di Spagna, un po’ come oggetto misterioso, nelle amichevoli sembra l’ombra del giocatore ammirato anni prima, sotto peso, nervoso, gioca lontano dalla porta, senza guizzi. Va anche peggio nelle prime tre gare del Mundial, con Polonia, Perù e Camerun, anzi molto peggio, diventando un vero e proprio caso. Con Bearzot che lo difende a spada tratta.

Arriva il secondo turno contro l’Argentina di Maradona e il Brasile monstre di Zico, Edinho, Toninho Cerezo, Junior. L’Italia supera l’Argentina con le reti di Tardelli e Cabrini, Rossi si muove meglio, ma non è ancora il Pablito visto in Argentina o con la maglia del Vicenza. Alle porte c’è il Brasile, Tutti vorrebbero il cambio al centro dell’attacco della nazionale, ma Bearzot, punta ancora fortemente sul suo Paolo Rossi che lo ricambia alla grande.

Il 5 luglio 1982, allo stadio Sarrià di Barcellona, Rossi ritorna ad essere PaoloRossigol. Al 5’ minuto va in rete con un colpo di testa, ritrovando d’incanto la sua capacità di smarcarsi. E’ la scintilla che lo riaccende del tutto, al 25′ arriva il suo secondo gol con un’intuizione da vero e proprio rapace nel cuore della difesa avversaria, bruciando tutto il pacchetto arretrato verdeoro. Al 75’ Rossi mata definitivamente il Brasile con un gol di rapina dei suoi, su un pallone vagante in area. Pablito torna d’incanto Pablito, e diventa il primo al mondo a segnare una tripletta al Brasile, e che Brasile. Da lì in poi nulla è impossibile per Rossi, in semifinale con la Polonia è marcatissimo e tartassato, ma infila lo stesso una doppietta che spalanca le porte della finale di Madrid contro la Germania. E anche in finale ci mette la sua firma segnando il primo dei tre gol azzurri. E da lì in poi sarà Paolo Rossi – Pablito per tutto il mondo.

Campionato italiano

Nel campionato italiano 82-83 Rossi fece parte di una delle Juventus più forte di sempre con Platini, Boniek, Tardelli, Cabrini e Zoff. Contribuì con 13 gol alla conquista dello scudetto, al trionfo nella Coppa delle Coppe vinta a Basilea contro il Porto. Nella stagione 1984-85 arrivarono poi la Supercoppa UEFA e la Coppa dei Campioni, entrambe contro gli inglesi del Liverpool. Ma anche i problemi con l’ambiente bianconero, in particolare con Boniperti ed una frangia della tifoseria, per le richieste dell’aumento dell’ingaggio. Passò così al Milan, dove era approdato il suo ex presidente del Vicenza, Giussi Farina.

La stagione in rossonero con Nils Liedholm in panchina non fu positiva per Rossi, che saltò per infortunio le prime 10 gare di campionato e trovò la via delle rate solo in 2 occasioni, entrambe nel derby pareggiato 2-2 contro l’Inter. Chiuse dopo una sola stagione l’esperienza a Milano, passando al Verona, ma anche qui bersagliato dai problemi fisici scese in campo solo 20 volte segnando 4 reti. Chiuse qui la sua carriera da calciatore a soli 31 anni, un percorso frenato da infortuni e squalifica che lo hanno sicuramente limitato nel suo periodo migliore.

Chiusa la parentesi da calciatore, è diventato commentatore sportivo, è stato opinionista per varie emittenti come Sky, Mediaset e Rai.