La leggenda dell’oro di Atahualpa

La leggenda dell'oro di Atahualpa

Era il 1533 quando il glorioso impero Inca venne sottomesso e repentinamente cancellato dall’esercito iberico. L’ultimo re, Atahualpa, viene vergognosamente ingannato da Pizarro e muore strangolato.

Al nome di Atahualpa è legata una leggenda straordinaria, che narra di un tesoro costituito da gemme e oro e che sarebbe stato sapientemente celato agli spagnoli e ancora attualmente nascosto in mezzo alla foresta pluviale peruviana.

Facciamo un passo indietro.

Chi era Atahualpa?

Poco prima che gli spagnoli arrivassero a depredare la civiltà Inca e le sue terre, l’impero era al suo apogeo. La civiltà Inca, il cui sviluppo tecnologico è per noi difficilmente concepibile, aveva ormai in mano due terzi del continente sud americano e continuava ad espandersi accompagnando al successo politico un’organizzazione sociale invidiabile. Sotto il regno di Huayna Capac, padre di Atahualpa, si giunse al massimo punto di espansione.

Il sovrano morì a causa di una malattia venerea, probabilmente vaiolo, e a seguirlo fu proprio il figlio maggiore a cui era designato il trono. I restanti fratelli, sopravvissuti, non furono in grado di tenere unito il regno e cominciarono a farsi guerra.

Atahualpa ebbe la meglio, infatti era appoggiato dalla potentissima famiglia della madre, di origine cusquena, e dall’esercito del nord del regno nei pressi dell’Ecuador. Dati i presupposti, il regno venne suddiviso più o meno pacificamente, e a regnare fu di fatto il nostro Atahualpa. L’imperatore ebbe vita facile per circa un anno.

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Cosa accadde nel 1533?

Atahualpa era in possesso del più grande e potente esercito mai visto sulle terre americane, ci si potrebbe domandare per quale ragione, all’arrivo di un manipolo di europei megalomani, non abbia reagito soffocando sul nascere le loro cattive intenzioni.

La versione più accreditata dagli storici prevede che l’imperatore, dopo aver osservato per qualche tempo gli uomini bianchi, decise di farli comunque avvicinare al suo villaggio e di non annientarli proprio perché li aveva sottovalutati. Ma solo in parte: aveva mandato dei gruppi di guerrieri ad osservarli e avevano constatato che, seppur bizzarri, erano comunque uomini, e per quanto le loro armi “lanciassero fuoco” erano lenti e si affidavano ad animali (i cavalli) che senza i loro condottieri non servivano a niente.

D’altro canto una leggenda inca raccontava che un Dio, raffigurato come un uomo di pelle bianca e con la barba, aveva annunciato il suo ritorno alla guida di molti altri uomini bianchi. Così, piuttosto ingenuamente, Atahualpa, tra curiosità, superstizione e timori, fece avvicinare il condottiero spagnolo Pizarro. Era il 1533.

Pizarro non rispetta i patti

Gli spagnoli sapevano perfettamente di camminare su una montagna d’oro, questa era la ragione principale per la quale avevano voluto raggiungere il continente americano. Erano altrettanto consapevoli del fatto che gli Inca ne possedessero tantissimo, molti del loro templi e delle loro opere erano laminate in oro o ne erano interamente costituite.

Per loro, tuttavia, era un materiale come un altro. Ciò che lo distingueva dagli altri materiali era il suo aspetto glorioso, adatto a luoghi in cui si pregava, ma non esisteva un sistema monetario né il denaro. Per questa ragione, probabilmente, non fu un regno corrotto. Pizarro ruppe gli indugi e catturò l’imperatore, autonominandosi governatore del regno.

Atahualpa tentò di avere salva la vita barattandola con dell’oro. Si dice che promise al nuovo conquistatore tanto oro quanto poteva riempire la stanza in cui era prigioniero. E così fu: Pizarro si impadronì di 5500 kg d’oro e 15 000 d’argento.

Il triste finale e la “vendetta” degli Inca

Nonostante avesse promesso di non condannarlo a morte, il re Atahualpa fu obbligato ad essere battezzato secondo il rito cristiano e successivamente strangolato a morte. Chiese solo di non essere bruciato perché i corpi degli inca messi al rogo non avevano la possibilità di rivivere nell’altro mondo. Di fatto la civiltà inca finì quel giorno del 1533.

Dov’è finito l’oro?

Non tutto l’oro fu consegnato agli spagnoli, più della metà fu sapientemente nascosto dai sacerdoti nel cuore della foresta pluviale e nessuno ancora ne ha traccia. Per quanto Pizarro torturasse, uccidesse, minacciasse nessuno mai cedette alla sua furia e per fortuna non mise mai le mani su questa enorme quantità di oro.

Ancora oggi c’è chi si avventura in cerca di questo enorme tesoro, il quale probabilmente non verrà mai trovato. E’ come se, simbolicamente, gli spagnoli non fossero riusciti a mettere mano non solo su dei beni materiali, ma su gran parte di una cultura che è rimasta viva sino a oggi e che costituisce la base sulla quale è fondata la reale cultura di questi paesi straordinari.

Archeologia e Storia dell'Arte - Università degli Studi di Cagliari