Chi ha scoperto davvero Machu Picchu: Hiram Bingham o Agustín Lizárraga?

Quando Hiram Bingham arrivò nella cittadella Inca nel 1911, trovò su una pietra quest'incisione: «A. Lizárraga 1902». Non si seppe più niente di quest'uomo. Cento anni dopo, un giornalista e uno storico indagano sul caso, cercano discendenti di quest'uomo e ne incontrano alcuni a Huayna Picchu. E' possibile che uno sconosciuto cambi la storia ufficiale?

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La mattina che Hiram Bingham scoprì Machu Picchu trascorse cinque ore ad ammirare questa meraviglia e poi se ne andò. Scattò numerose foto con la sua Eastman Kodak e percorse quello che li sembrava solo un enorme labirinto tra muri di pietra, alberi e sottobosco.

Il posto non rispecchiava la descrizione della mitica Vilcabamba, l’ultimo rifugio degli Incas, che l’esploratore era venuto a cercare in Perù. Prima di andarsene, senza immaginare la straordinarietà della sua scoperta, Bingham scarabocchiò una mappa del sito e annottò nel suo taccuino alcune frasi incise sulla parete. Qualcuno aveva scritto un nome ed una data nove anni prima. Il giorno seguente, il 25 Luglio1911, Bingham scrisse nel suo diario «Agustín Lizárraga ha scoperto Machu Picchu». Senza apparente ragione, un anno dopo fece cancellare l’iscrizione su questa pietra.

Nel 1922 nel suo libro Inca Land, tornò a citarla. Però tre decenni dopo, nel suo libro Lost City omette il suo nome. Nel mentre che Bingham passava come colui che aveva scoperto Machu Picchu, quel fantasma che incise il suo nome nella pietra rimase sconosciuto. Fino al giorno nel quale pubblicammo questo avviso in un giornale:

«Gionalisti di Lima cercano discendenti di persone che parteciparono alla spedizione di Hiram Bingham a Machu Picchu. Presentarsi Sábado 15 de diciembre, dalle 10:30 am alle 12:00 pm al Café Ayllu (Plaza de Armas).»

Pubblicare un avviso nel “Sol del Cuzco” fù l’ultima risorsa. Trascoremmo mesi in cerca di Agustín Lizárraga e di altri personaggi che accompagnarono Bingham e che egli cita nei suoi libri. Fù una ricerca inutile, per questo che ricorremmo all’avviso nel periodico.

Una telefonata inaspettata

Venerdì 14 Dicembre 2007, arrivò una telefonata inaspettata da una signora. Disse di chiamarsi Sonia Lizárraga e che ci saremmo potuti incontrare il giorno successivo nel Café El Ayllu, di fronte alla Plaza de Armas a Cuzco. Niente faceva sospettare che quell’incontro ci avrebbe portato a Huayna Picchu, la montagna gemella che appare in molti scritti Inca, e che proprio lì avremmo trovato la risposta all’enigma di A. Lizárraga.

Un anziano ci fece segnale di attraversare un fiume. Per arrivare nella sua casa era necessario sorvolare i Urabamba. Era una mattinata invernale del 2007 e un temporale ci sorprese prima di arrivare a Incarracay. Eravamo in tre e attraversammo il fiume uno per volta. L’anziano voleva aiutarci.

Hiram Bingham scoprì davvero Machu Picchu?

Nel nostro film immaginario della scoperta di Machu Picchu vedevamo il seguente scenario: un’esploratore statunitense, stile Indiana Jones che passa mesi alla ricerca della città perduta. E’ un uomo bianco, con sombrero africano e un binocolo al collo. Tuttavia quella mattina di Luglio le cose andarono diversamente da come avevamo immaginato. Ecco come si svolsero i fatti:

Era una mattina piovosa e Bingham non arrivò in un luogo abbandonato. Incontrò infatti Anacleto Álvarez, Toribio Richarte e Tomás Fuentes, tre contadini che vivevano nei paraggi. Bingham era accompagnato da 2 uomini:il tenente Carrasco e Melchor Arteaga. Bingham lo pago affinchè lo portasse nella città perduta.

Tardarono due ore per arrivare, i Richarte gli accolsero con entusiasmo offrendogli mate e camote. I contadini raccontarono a Bingham che si erano trasferiti là quattro anni prima, per scappare dall’arruolamento in esercito. Quando arrivarono A. Lizárraga aveva già scritto il suo nome nella pietra. Nel 1911 Machu Picchu non aveva niente a che vedere con il luogo turistico di oggi. I conquistatori spagnoli non erano mai arrivati in questo magico luogo e la città rimase immutata e nascosta per anni.

L’anno seguente, Bingham tornò con un’equipe di scienziati e contadini. Questo perché non era sicuro del fatto di aver trovato Vilcabamba e pensava valesse la pena continuare ad indagare. Cominciarono gli scavi e vennero appiccati incendi per facilitare l’attività di ricerca. Terminata questa fase di pulizia, Machu Picchu apparve in tutto il suo splendore lasciando Bingham sorpreso ed estasiato.

Oggi la magnifica cittadella Inca, patrimonio mondiale dell’Unesco è ancora avvolta nel mistero nonostante i numerosi studi e ricerche effettuati. Questo luogo magico è una metà molto ambita da persone di tutto il mondo (circa 2500 turisti al giorno).

(Autori: Sergio Vilela e José Carlos de la Puente | Fonte: Etiqueta Negra | Traduzione: Mariana Serra)

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