Dalla Sardegna al Perù, ‘Perdona, No hablo español’

Dalla Sardegna al Perù

Tra le mie passioni ci sono sempre stati i viaggi e le esperienze all’estero; prima di questa avventura però, il Perù non era mai stato tra le mie mete privilegiate. Cosa sapevo del Perù? Poco e niente, se non che fosse un paese del sud America, dall’altra parte del mondo, lontanissimo da casa mia, la Sardegna.

Quando però seppi di partire, mi venne in mente una cosa: durante gli anni delle scuole elementari vennero a trovarci due missionari, appena tornati dal Perù. Regalarono a me e ai miei compagni delle cartoline; cartoline che si trovano ancora nel cassetto della mia scrivania.

E’ stata una semplice coincidenza e nulla di più, ma mi ha fatto pensare che finalmente avrei visto quel luogo lontano di cui avevo sentito parlare, luogo che mi affascinava e mi faceva paura allo stesso tempo. Inoltre, durante la mia permanenza a Lima avrei svolto un tirocinio, quindi perché non partire?

Così, con tanta paura che speravo di trasformare in coraggio, ho dato inizio a questa nuova esperienza.

Ciao, Perù

La prima cosa che mi fece realizzare, o meglio capire di essere dall’altra parte del mondo fu la vista dall’aereo della catena montuosa delle Ande. Mi venne in mente quella frase che avevo sempre sentito ma che non sapevo a cosa fosse collegata “dalle Alpi alle Ande”, in questo caso si trattava dei monti di Perda Niedda in Sardegna, ma poco cambiava: non ero in Italia, ma in sud America, in Perù. Quando a Lima sarebbe sorto il sole, dall’altra parte del mondo sarebbe già stato in alto a indicare il mezzogiorno, e quando io sarei andata a dormire, l’altra parte del mondo sarebbe già stata pronta a svegliarsi: era una sensazione strana, difficile da spiegare ma probabilmente del tutto comprensibile.

Lima mi accolse con il suo cielo grigio e con i clacson dei taxi provenienti da qualsiasi direzione, con i Combi dai mille colori e con la cornice dell’oceano Pacifico.

Non ero abituata alle strade e le vie divise in quadre e al traffico impazzito, ma soprattutto non ero abituata allo spagnolo e al leche de tigre nei cibi.

Lima e il Perù rappresentavano e rappresentano per me una sfida e un’opportunità, quindi come per tutte le cose, si trattava soltanto di cominciare.

‘Perdona, No hablo español’

Per quanto lo spagnolo sia una lingua semplice e di facile comprensione, le mie gaffes non sono mai mancate, soprattutto durante i primi giorni a Lima: il sorriso di una cameriera mi fece capire che rispondere “sì” alla domanda “quieres una bebida fría o ambiente?” non era corretto, e la dipendente del negozio di telefonia dove attivai la sim telefonica mi aiutò a capire la differenza tra aquì e acà.

Ma c’è sempre tempo per imparare no? E i progressi, almeno nella comprensione e in qualche dialogo, ci sono stati: aver conversato per pochi secondi con una commessa in un negozio di souvenir mi ha fatto sentire una piccola cittadina di mondo e aver contrattato per un taxi mi ha permesso, con i solesi risparmiati, di gustarmi un churros con dulce de leche.

Tra deserti, montagne e mille colori

La mia vita a Lima si svolge per lo più nel distretto di Miraflores, uno dei quartieri principali della città. Miraflores, a mio parere, non descrive a pieno l’essenza del Perù: ci sono molti palazzi e sempre moltissimo caos, con le strade intasate dai cantieri che si occupano della manutenzione della strade.

L’aria e l’atmosfera cambiano già se ci si sposta verso Barranco, il quartiere degli artisti: i colori dei murales e gli artisti di strada fanno assaporare quella che è la cultura e il mondo sudamericano; così come le donne vestite in abito tradizionale, con le classiche treccine e i figli portati sulle spalle da scialli coloratissimi.

Ma l’essenza di un popolo, come insegnano tutte le tradizioni, si può conoscere soltanto se ci si inoltra in altre realtà, quelle più interne, lontane da quelle presenti in una megalopoli come Lima.

Il Perù ha mille realtà differenti: ha i villaggi di pescatori nelle località di mare come Paracas, ha le realtà desertiche presenti nella località di Ica, ha gli anziani che parlano ancora la vecchia lingua quequa nei monti andini, ha i rimedi naturali come le foglie di coca per combattere l’altitudine, ha i lama con il sorriso buffo, le leggende e le storie degli Inca, e tante altre mille sfumature.

Chi ben comincia, è a metà dell’opera…

La mia permanenza in Perù non è ancora terminata, mi trovo a metà del mio percorso; tuttavia posso già dire che nel bene e nel male, questi tre mesi della mia vita rappresenteranno un bagaglio che porterò sempre con me.

Non è sempre semplice vivere in un luogo lontano dal tuo, da quello in cui sei cresciuta, ma è altrettanto bello e soprattutto costruttivo.

Alcune volte le cose che sembrano scontate rispecchiano delle grandi verità; tante volte mi sono sentita dire ‘conoscere un’altra realtà ti fa cambiare il modo di vedere le cose’, ed è realmente così. Quando cambi prospettiva, guardi meglio ciò che hai attribuendoli un altro valore.

Il Perù mi sta regalando la vista di posti meravigliosi, la conoscenza di un’altra cultura e una nuova consapevolezza perché, in un modo o nell’altro, sto portando avanti questo mio progetto.

E quando tornerò a casa, saprò qualcosa di più non solo su questo Paese ma anche su me stessa perché “si parte per conoscere il mondo, si torna per conoscere se stessi”.